Carmelo
Erio Fiore
Istituto di Clinica Medica Generale e
Terapia Medica, Luigi Condorelli
Catania
Terapia dell' osteoporosi
È necessario ricordare che, mentre le attività
di prevenzione (dieta, esercizio fisico, esposizione al
sole) possono essere svolte dal paziente con una certa discrezionalità,
ed essere in buona parte autogestite, la terapia farmacologia
deve essere consigliata è monitorata sempre e solo
dal medico, il quale sceglie caso per caso il farmaco più
indicato per l'età e le condizioni cliniche del paziente.
I suggerimenti che seguono hanno pertanto solo carattere
informativo, e non possono in alcun caso essere interpretati
come indicazione al trattamento nei singoli soggetti.
La seconda osservazione preliminare fa riferimento alle
caratteristiche proprie della sindrome osteoporosi, che
molto frequentemente non dà sintomi, sino al verificarsi
delle fratture.
Poiché ogni terapia dell'osteoporosi deve essere
condotta per anni (in alcuni casi per tutta la vita) le
informazioni sugli effetti dai farmaci impiegati e le ragioni
della scelta sono essenziali per motivare una buona condotta
terapeutica.
Sostanze efficaci nella terapia dell'osteoporosi
Si possono suddividere in due grandi classi: inibitori del
riassorbimento osseo e stimolatori della formazione di nuovo
osso. I primi sono utilizzati più frequentemente
perché rallentano la fase riassorbitiva nel ciclo
di rimodellamento, lasciando invariata l'attività
di formazione. Poiché quasi tutte le forme di osteoporosi
primaria e secondaria sono caratterizzate da un incremento
del riassorbimento a spese della formazione, il risultato
finale della terapia con farmaci inibitori del riassorbimento
sarà un incremento della densità minerale
e della massa ossea.
Sono principalmente antiriassorbitivi:
ESTROGENI
Vengono prescritti come terapia sostitutiva nella postmenopausa
sia da soli (Estrogen Replacement Therapy o ERT) che in
associazione con progestinici (Hormone Replacement Therapy
o HRT). Gli estrogeni sono efficaci nell'aumentare la massa
ossea anche se assunti in età avanzata, ma si preferisce
utilizzarli immediatamente dopo la menopausa perché
risolvono i sintomi fastidiosi della postmenopausa e perché
svolgono effetti benefici anche sull'apparato cardiovascolare.
Le prove di efficacia sulla riduzione dell'incidenza di
fratture osteoporotiche sono acquisite solo da studi retrospettettivi,
e non da trials clinici controllati.
Alla terapia estrogenica si associa un incremento del rischio
di trombosi venosa e di carcinoma endometriale (quest'ultimo
minimizzato dall'impiego contestuale di progestinici). L'azione
di stimolo sull'insorgenza di carcinoma mammario è
incerta. Le indicazioni e le controindicazioni relative
all'impiego degli estrogeni nelle donne in menopausa devono
essere valutate dallo specialista ginecologo.
SERM
Costituiscono una nuova classe di farmaci agonisti/ antagonisti
degli estrogeni. Il termine SERM è una sigla (dall'inglese
Selective Estrogen Receptor Modulators) e sta ad indicare
la selettività di azione di questi farmaci: essi
svolgono un'azione simile a quella degli estrogeni (si comportano
quindi da agonisti) su osso, fegato ed apparato cardiovascolare,
mentre agiscono da antagonisti degli estrogeni su mammella
e utero. In termini di sicurezza questo significa che i
SERM incrementano la massa
ossea e riducono il rischio di frattura senza stimolare
utero e mammella, riducendo anzi (secondo i dati emersi
dagli studi clinici controllati) l'incidenza di carcinoma
mammario nelle pazienti trattate. Il rischio di trombosi
venosa è risultato viceversa pari all'estrogeno.
I risultati più rilevanti sono stati ottenuti con
il Raloxifene, SERM di seconda generazione.
BISFOSFONATI
Sono sostanze che bloccano l'attività degli osteoclasti,
le cellule responsabili del riassorbimento osseo. Numerosi
bisfosfonati sono disponibili in Italia per il trattamento
dell'osteoporosi. Questi farmaci possono essere assunti
per os oppure per via intramuscolare. Alendronato (tra breve
anche Risedronato) si somministrano per os, facendo attenzione
a prendere la compressa al mattino a digiuno, con abbondante
acqua per evitare l'insorgenza di effetti collaterali gastroenterici
(in particolare irritazione dell'esofago).
Etidronato si assume per os, in terapia ciclica intervallato
da calcio. Clodronato può essere somministrato sia
per os che per via i.m.; quest'ultima via è preferibile
perché garantisce l'assorbimento del farmaco (sempre
ridotto per tutti i bisfosfonsti) e perché ha rilevato
di possedere anche una efficacia analgesica.
I bisfosfonati in genere incrementano la massa ossea in
misura notevole e rapidamente (i dati più consistenti
sono quelli ottenuti con Alendronato), e riducono significativamente
l'incidenza di fratture vertebrali e non vertebrali. Durante
la terapia con bisfosfonsti può essere utile associare
calcio e vitamina D.
CALCITONINA
È un ormone prodotto dalle cellule C della tiroide,
ad attività ipocalcemizzante ed antiriassorbitiva.
Si somministra per via i.m. o per spray nasale. Il trattamento
prolungato si associa spesso a perdita di efficacia. I dati
sulla massa ossea e sulla riduzione del rischio di frattura
non sono conclusivi. Gli effetti collaterali (nausea, arrossamento
cutaneo) sono in genere di modesta entità e tendono
a regredire spontaneamente. La Calcitonina possiede inoltre
una rilevante azione analgesica che, pur non avendo nulla
a che fare con le azioni ossee dell'ormone, si rivela utile
nella patologia osteoarticolare.
VITAMINA D
Viene impiegata come tale, o sotto forma dei suoi metabolici
attivi. L'azione principale è di favorire l'assorbimento
intestinale del calcio, attività particolarmente
utile nel paziente anziano. I trattamenti prolungati possono
far incrementare la massa ossea, ma i dati sull'incidenza
di fratture sono discordanti nelle varie casistiche. A causa
del suo effetto calciurico, va usata con cautela nei soggetti
predisposti alla calcolosi urinaria.
Sono stimolatori della formazione ossea
FLUORURI
Si somministrano per os come fluoruro di sodio slow release
o di monofluorofosfato. Fanno aumentare la densità
minerale, ma la loro efficacia sulla riduzione delle fratture
è dubbia. Vanno associati al calcio, che deve essere
preso separatamente per evitare la formazione di sali insolubili.
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