Blocco ormonale nel carcinoma mammario e prostatico

Filled Under: ATTI - XVI CONGRESSO NAZIONALE SIOMMMS 2016

Year: 2016

Number: 3/4

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Blocco ormonale nel carcinoma mammario e prostatico

Il blocco ormonale nel trattamento del carcinoma mammario e prostatico in fase precoce provoca effetti negativi sulla salute dell’osso caratterizzati da accelera-zione del turn over, osteoporosi ed aumento considerevole del rischio di frattura secondari al marcato ipoestrogenismo tissutale indotto. Tale entità clinica viene definita con un acronimo CTIBL (cancer teraphy induced bone loss). Il livello di incremento del turn-over osseo, che compare non appena instaurato il blocco ormonale, varia fra le varie tipologie di pazienti (maschi, donne in pre e postme-nopausa) ed è in relazione alle diverse tipologie di blocco ormonale (menopausa indotta da chemioterapia, da GNrH ± Tamoxifene ed da inibitori dell’aromatasi, da blocco androgenico). In questi soggetti una “soglia” densitometrica di frattura non è definibile, a differenza della osteoporosi postmenopausale, in quanto, il rischio fratturativo è da considerarsi un continuum.E’ oramai prassi consolidata effettuare strategia di prevenzione sulle complicanze ossee in questa categoria di pazienti. Vi è una forte evidenza che i pazienti in blocco ormonale hanno una elevata pre-valenza di osteoporosi e fratture e di altri fattori di rischio per frattura, che la tera-pia più raccomandata ed efficace per la prevenzione della CTBIL è quella con an-tiriassorbitori ossei associata a supplementazione di calcio e di vitamina D, che la stessa vada iniziata non appena venga instaurato il blocco ormonale. Inoltre vi è evidenza che in questi pazienti il rischio fratturativo permanga elevato anche dopo sospensione della terapia ormonale per cui è necessario valutare il profilo di rischio,la eventuale presenza di fratture vertebrali (morfometriche e non) per de-cidere una eventuale prosecuzione della terapia farmacologica. Gli aminobisfo-sfonati utilizzati per la CITBL sono alendronato, residronato,ibandronato agli stessi dosaggi usati per la osteoporosi postmenopausale per la riduzione del ri-schio di frattura,per l’acido zoledronico il dosaggio è doppio (4 mg/6 mesi). Tutti i bifosfonati hanno mostrato effetti sulla BMD ma non sono disponibili dati certi sul-la riduzione del rischio di frattura. Per quanto riguarda il denosumab, sia nell’uo-mo che nella donna, al dosaggio di 60 mg ogni 6 mesi, vi è evidenza di efficacia sulla prevenzione delle fratture, il suo effetto è rapido, indipendente dalla BMD e dalla durata della terapia ormonale. La nuova nota 79 ha recepito tali concetti e pertanto prevede la rimborsabilità in prevenzione primaria per donne e uomini al di sopra dei 50 anni per tutta la durata della terapia ormonale adiuvante per alendronato (70mg/sett), residronato (35 mg/sett), acido zoledronico (5 mg/anno), denosumab (60 mg/6mesi con piano teraputico AIFA annuale). Sono escluse dai criteri di rimborsabilità le donne al di sotto dei 50 anni con K mamma-rio non in terapia ormonale con menopausa indotta da chemiotepici che comun-que rappresentano una categoria di pazienti ad alto rischio per osteoporo-si/fratture da valutarsi comunque clinicamente.