Caso clinico: Approccio al paziente che si frattura in corso di terapia per l’osteoporosi

Filled Under: ATTI - XVI CONGRESSO NAZIONALE SIOMMMS 2016

Year: 2016

Number: 3/4

Author:

Caso clinico: Approccio al paziente che si frattura in corso di terapia per l'osteoporosi

Lo scopo della terapia dell’osteoporosi è la riduzione del rischio di frattura. Negli studi clinici è stato osservato che le fratture si verificano sia nei pazienti che assumono placebo e sia in quelli in trattamento. Il rischio di fratture in corso di trattamento si riduce del 30-70% per quelle vertebrali, del 40-50% per quelle di femore e del 15-20% per quelle non vertebrali-non femorali. Un trattamento efficace riduce, infatti, il rischio di frattura, ma non lo elimina completamente. Pertanto, un evento fratturativo durante il trattamento non può essere sempre considerato come un fallimento del trattamento stesso. Tuttavia, sia i medici che i pazienti interpretano l’evento fratturativo come una mancata efficacia della terapia. In questi casi, è innanzitutto necessario verificare l’aderenza alla terapia stessa e accertarsi che le cause secondarie di osteoporosi siano state escluse. Se la frattura si è verificata entro sei mesi dall’inizio del trattamento, la terapia va continuata. Se la frattura avviene dopo sei mesi dall’inizio del trattamento si pone il problema se continuare lo stesso trattamento o cambiare farmaco. A tale proposito, i dati relativi alla riduzione del rischio di frattura utilizzando un altro farmaco sono scarsi. La IOF, sulla base del parere di un gruppo di lavoro, suggerisce in questi casi di seguire tre regole generali: (1) Un farmaco anti-riassorbitivo debole può essere ragionevolmente sostituito da un farmaco della stessa classe, ma più potente. (2) Un farmaco orale può essere ragionevolmente sostituito con un farmaco iniettivo. (3) Un farmaco anti-riassorbimento potente può essere ragionevolmente sostituito con un farmaco anabolico.

Sarebbe però auspicabile poter utilizzare dei marcatori che indichino l’efficacia del trattamento prima dell’evento frattura. Al momento la densitometria ossea (BMD) e i marcatori di rimodellamento osseo vengono utilizzati con tale finalità. In diversi studi, il trattamento sembra essere ugualmente efficace indipendentemente dall’incremento della BMD o dalla soppressione dei marcatori di rimodellamento osseo e anche i pazienti che in corso di trattamento mostrano una riduzione della BMD hanno comunque un rischio di frattura più basso rispetto ai pazienti di controllo sotto placebo. Queste osservazioni suggeriscono che le modificazioni della BMD e dei marcatori del turnover osseo sono surrogati imperfetti per prevedere il rischio di frattura in corso di terapia.