OSTEOPOROSI 2-2013

Nel 2011, la Food and Drug Administration (FDA) e, più di recente (2012), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) hanno emanato comunicazioni concernenti le limitazioni del trattamento con bisfosfonati (BP) (Fig.1), sottolineando la necessità di rivalutare periodicamente i rischi ed i benefici della terapia in particolare dopo 5 o più anni d'uso.

In realtà i soggetti che adoperano bisfosfonati per un periodo cosi lungo, rappresentano una esigua minoranza in Italia; l’Osservatorio ARNO, che raccoglie i dati di oltre 30 Aziende Sanitarie rappresentative del territorio Nazionale, ha evidenziato che, inferiore allo 0,9%. Considerando la diminuzione tendenziale nell’aderenza alla terapia, è ipotizzabile che questa percentuale diminuisca ulteriormente ed in maniera sensibile a 5 anni.(Fig. 2) Quando si tratta una patologia cronica quale l’osteoporosi (OP), ove l’obiettivo clinico è quello di prevenire la frattura con un respiro temporale, in termini di strategia terapeutica, di diversi anni, non è possibile basarsi sull’esperienza clinica diretta ma, piuttosto, sui dati di letteratura.