Farmaci Anticoagulanti

Filled Under: ATTI - XVI CONGRESSO NAZIONALE SIOMMMS 2016

Year: 2016

Number: 3/4

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Farmaci Anticoagulanti

L’osteoporosi secondaria legata all’utilizzo di farmaci è piuttosto comune e costituisce un fattore prognostico negativo in pazienti affetti da patologie croniche. Fra i vari composti in grado di influenzare l’omeostasi ossea, sia l’eparina che gli anticoagulanti orali sono stati associati a perdita ossea ed aumentato rischio di frattura. Gli anticoagulanti orali sono ampiamente utilizzati nel trattamento delle patologie cardiovascolari come la trombosi venosa profonda e la fibrillazione atriale. Essi agiscono come antagonisti della vitamina K, la quale è in grado di ridurre il riassorbimento osseo influenzando la formazione delle cellule simil-osteoclastiche e la sintesi di prostaglandine. Inoltre la vitamina K è necessaria per la carbossilazione dell’osteocalcina e quindi ha un ruolo importante anche nel processo di mineralizzazione ossea. La terapia con anticoagulanti orali che inibiscono la vitamina K, come il warfarin, è associata pertanto, ad un aumentato rischio di osteoporosi specialmente nelle terapie a lungo termine anche se i dati ad oggi disponibili in letteratura rimangono contrastanti. Al contrario, i nuovi anticoagulanti orali, quali l’edoxaban agiscono inibendo il fattore Xa della coagulazione senza interferire sulla gamma-carbossilazione dell’osteocalcina; tuttavia il rivaroxaban sembra essere in grado di ridurre in maniera significativa la funzione degli osteoblasti e quindi anche tali composti potrebbero interferire sull’omeostasi scheletrica anche se ad oggi pochi dati derivanti da studi in vitro ed in vivo sono disponibili e poco si conosce sugli effetti a lungo termine.