Focus on “la sindrome algodistrofica”

Filled Under: ATTI - XVI CONGRESSO NAZIONALE SIOMMMS 2016

Year: 2016

Number: 3/4

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Focus on “la sindrome algodistrofica”

Le conoscenze circa i meccanismi patogenetici della sindrome algodistrofica (SA) hanno conosciuto negli ultimi decenni un notevole progresso legato in primo luogo all’affinarsi di metodiche biochimiche che hanno individuato sia localmente che a livello sistemico una serie di neuromediatori e di citochine coinvolti nella genesi e nel mantenimento del processo di “neuroflogosi”, in grado di innescare la malattia e connessi alle manifestazioni cliniche tipiche delle fasi precoci (edema, eritrosi, aumento del termotatto). Nelle fasi successive, il disturbo del microcircolo e il danno microvascolare rendono conto dell’evoluzione clinica verso la fase definita “fredda”. Sono stati inoltre messi a punto modelli animali che consentono di ottenere quadri clinici sovrapponibili alla SA nell’uomo e quindi indagabili estensivamente nelle diverse fasi che la malattia presenta. Anche per ciò che concerne l’approccio terapeutico ottimale negli ultimi tempi sono state superate molte delle incertezze derivanti dagli studi compiuti in passato dove la variabilità della durata e della gravità di malattia, l’eterogeneità delle casistiche e dei parametri clinici indagati costituivano le problematiche alla base del dato che non esisteva un’assoluta identità di opinioni circa il trattamento ottimale della SA.

La classe farmacologica che a tutt’oggi offre le maggiori garanzie di efficacia è rappresentata dai Bisfosfonati. Il loro razionale d’impiego ha fatto inizialmente riferimento all’efficacia analgesica nel trattamento di alcune patologie scheletriche e, più recentemente, alla dimostrazione che tali farmaci, una volta raggiunte localmente elevate concentrazioni, interferiscono con le dinamiche patogenetiche alla base della neuroflogosi. Clodronato, Pamidronato e Alendronato, somministrati a dosaggi elevati, sembrano tutti possedere un considerevole profilo d’efficacia, con riscontri provenienti da studi randomizzati in doppio cieco.

Recentemente anche per il Neridronato sono state ottenute dimostrazioni di efficacia analoghe e per molti aspetti superiori rispetto agli altri Bisfosfonati.
Recenti indagini dimostrano che la terapia con Bisfosfonati sembra possedere maggiori probabilità di successo quanto più precocemente venga instaurata, in presenza di evidenti manifestazioni flogistiche e in forme che presentano quale evento scatenante un chiaro coinvolgimento scheletrico.