Quali sono i principali fattori di rischio per osteoporosi?

Alcuni fattori di rischio sono genetici e quindi non possono essere modificati.
Tra questi, il più rilevante è il sesso femminile.
L’osteoporosi interessa la donna con un rapporto 8 a 2 nei confronti dell’uomo; la donna ha in effetti un apparato scheletrico meno robusto di quello maschile, è esposta alla perdita accelerata di minerale dopo la menopausa, ed inoltre vive più a lungo.
L’età infatti può essere considerata di per se un fattore di rischio, in quanto più si va avanti con gli anni e maggiore è la quantità di osso che si perde progressivamente.
Si calcola che siano affette da osteoporosi il 15% delle donne di 50 anni, ed il 50% delle donne di 80 anni.
Altri fattori di rischio riconosciuti per ambedue i sessi sono la taglia corporea ridotta e la razza.
Le popolazioni caucasiche (europei e nordamericani) ed asiatiche hanno una prevalenza di osteoporosi superiore alla popolazioni africane e di discendenza ispanica. Sempre di natura genetica è il rischio legato alla storia familiare. La massa ossea si presenta ridotta nelle donne i cui genitori o ascendenti erano osteoporotici, in particolare se nella storia clinica materna viene riferita una frattura di femore.
Altri fattori di rischio sono dipendenti da abitudini di vita e nutrizionali, e sono quindi modificabili, oppure sono in rapporto a patologie concomitanti o ad assunzioni di determinati farmaci. Tra le abitudini che possono predisporre all’osteoporosi vanno incluse il fumo (anticipa l’età della menopausa), l’eccessivo consumo di alcolici (causa di malnutrizione e di compromissione dell’equilibrio) e la vita sedentaria (riducendosi le forze muscolari applicate all’osso, lo scheletro riduce la sua mineralizzazione come risposta di adattamento).
Tra i fattori nutrizionali si possono includere le diete sbilanciate povere di sali minerali, l’assunzione di calcio non adeguata alle richieste (a seconda dell’età, si dovrebbero introdurre con gli alimenti 800-1000 mg di calcio al giorno), la dieta prevalentemente carnea (l’eccesso di proteina induce perdita di calcio con le urine).
L’osteoporosi secondaria ad altre malattie (neoplastiche, endocrine, gastrointestinali, renali, autoimmuni etc.) fa parte del quadro clinico della patologia principale e deve essere presa in considerazione esclusivamente dal medico.
Alcuni farmaci (corticosteroidi, eparina, anticoagulanti orali, anticonvulsionanti, sali di litio) inducono direttamente una perdita di minerale dall’osso, che è indipendente dal sesso e dall’età.
Questi farmaci tuttavia vengono prescritti per trattare situazioni cliniche impegnative, e spesso il medico non dispone di alternative efficaci.
È bene comunque sapere che è possibile ridurre il rischio per osteoporosi connesso al trattamento sia ottimizzando le dosi, sia associando opportune terapie di supporto. I pazienti che assumono farmaci che incrementano il rischio di osteoporosi dovrebbero inoltre evitare di cumulare altri fattori di rischio.

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