Nuove metodiche in ultrasonografia ossea

L’ultrasonografia ossea è una metodica che fornisce informazioni non solo sulla massa ossea, ma anche su caratteristiche
strutturali dell’osso, che influenzano il rischio di frattura. Il basso costo, la trasportabilità e l’assenza
di radiazioni rendono l’ultrasonografia ossea estremamente interessante. Studi epidemiologici condotti su popolazioni
ampie di uomini e donne hanno dimostrato come i parametri ultrasonografici del calcagno presentino
una capacità predittiva del rischio di frattura non inferiore alle metodiche DXA. Esistono però anche alcuni
elementi negativi che hanno ostacolato la definitiva validazione di questa metodologia diagnostica quali
il continuo proliferare di nuovi apparecchi ad ultrasuoni con performances tecnologiche estremamente variabili,
l’assente standardizzazione dei parametri ultrasonografici, la persistente incertezza sull’accuratezza delle
misure ultrasonografiche.
Da alcuni anni è stata introdotta in questo settore una nuova tecnologia non ionizzante denominata REMS (Radiofrequency
Echographic Multi Spectrometry), che combina i vantaggi tipici delle metodiche ultrasoniche con
la possibilità di effettuare le indagini diagnostiche direttamente sui siti di riferimento assiali (vertebre lombari
e collo del femore). La tecnica REMS si basa sulla misurazione in riflessione dell’attenuazione dei segnali ultrasonici
“grezzi” che si propagano nel distretto osseo considerato; l’attenuazione dei segnali determina delle modifiche
dello spettro che, confrontate con i modelli di riferimento, consentono di ricavare la BMD, da cui si ottengono
poi anche i valori di T-score e Z-score. Un aspetto positivo è rappresentato dalla rapidità della scansione
insieme alla completa automaticità dell’elaborazione dei dati che rendono queste indagini assolutamente compatibili
con le esigenze della routine clinica.
Inoltre, la metodica a ultrasuoni permette di valutarne le potenzialità in campi di indagine del tessuto osseo diversi
da quelli legati all’osteoporosi involutiva: infatti, l’assenza di radiazioni ionizzanti rappresenta una valida
possibilità anche in campo pediatrico. In particolare, la metodica ultrasonografica, soprattutto per la capacità
di fornire informazioni non solo sulla massa ossea, ma anche sulle caratteristiche strutturali dell’osso stesso potrebbe
essere impiegata anche nella diagnostica differenziale delle varie osteopatie metaboliche quali l’osteomalacia,
l’iperparatiroidismo, l’osteodistrofia renale. L’ultrasonografia ossea potrebbe inoltre essere impiegata anche
in pazienti con osteoporosi indotta da corticosteroidi, da inibitori dell’aromatasi, o per il monitoraggio dei
farmaci attivi sull’osso. Altro aspetto peculiare è rappresentato dalla trasportabilità dell’apparecchio che ne permette
l’utilizzo anche direttamente al letto del paziente, questo potrebbe rappresentare un ottima metodica per
la valutazione dello stato osseo anche in soggetti che hanno presentato una frattura di femore.

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