Algodistrofia

La sindrome algodistrofica viene definita come una patologia caratterizzata da un’intensa sintomatologia algica,
accompagnata da una serie di manifestazioni locali quali l’edema, le alterazioni vasomotorie e sudomotorie, la
rigidità articolare e l’osteoporosi con una possibile evoluzione verso manifestazioni distrofiche e atrofiche.
La diagnosi è posta sulla base di criteri clinici, come codificato dall’Associazione Internazionale per lo Studio del
Dolore (IASP). Seppur in assenza di riscontri di laboratorio o metodiche strumentali dotate di adeguati livelli di
sensibilità e specificità, la Risonanza Magnetica (RMN) è spesso impiegata in fase diagnostica poiché in grado
di documentare un alterato segnale associato alla presenza di edema osseo (BME) nelle fasi iniziali di malattia.
Tuttavia la presenza di BME non è patognomonica di algodistrofia, infatti, con la progressiva diffusione dell’impiego
della RMN nella diagnostica delle patologie dell’apparato locomotore, è stato possibile riscontrare tale
rilievo in un elevato numero di patologie, le quali, con differenti meccanismi patogenetici, determinano
un’alterazione della normale istologia midollare in grado di generare le medesime alterazioni di segnale quando
indagate con la RMN.
La presentazione di differenti quadri clinici diversi dalla Sindrome Algodistrofica ed erroneamente diagnosticati
come tale ha lo scopo di illustrare come un medesimo segnale di BME alla RMN non abbia nessun valore diagnostico
in senso algodistrofico, se non correlato al dato clinico e anamnestico che rappresenta il requisito fondamentale
per un corretto inquadramento di tale patologia.

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