Denosumab 10 anni dopo

Nell’osteoporosi primitiva, Denosumab, anticorpo monoclonale contro RANK ligando, ha dimostrato un importante
effetto antifratturativo sia sulle fratture vertebrali che di femorali (nella donna in post-menopausa) che
incremento della densità minerale ossea (nella donna in postmenopausa e nel maschio) che si mantengono
stabili durante un periodo di 10 anni. Il profilo di sicurezza è analogamente soddisfacente.
I dati più interessanti sono emersi negli ultimi anni e riguardano i pazienti con tumore della mammella in terapia con inibitori dell’aromatasi nei quali Denosumab ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di fratture cliniche, indipendentemente dai livelli basali di densità minerale ossea. Analogamente Denosumab ha dimostrato di ridurre il rischio di frattura nei pazienti in terapia da deprivazione androgenica per carcinoma prostatico.
Inoltre, denosumab ha dimostrato di aumentare il periodo libero da malattia in entrambe le categorie
di pazienti sopra-riportate per il suo effetto di ridurre la suscettibilità a secondarismi ossei.
Inoltre dati ancora recenti suggeriscono come denosumab possa avere un effetto superiore a risedronato nell’aumentare la densità minerale ossea nei pazienti in terapia steroidea cronica.
Infine recentemente è emerso il problema del rischio di fratture da “rebound” alla sospensione di denosumab.
Studi preliminari suggerirebbero che i bisfosfonati per via orale siano più efficaci rispetto a zoledronato nel ridurre tale rischio. È da sottolineare anche che dopo denosumab la terapia anabolica sembrerebbe da evitare in quanto aumenterebbe ulteriormente il turnover scheletrico già accentuato dopo sospensione di denosumab.
Ulteriori dati sono necessari per stabilire la migliore terapia in caso di opportunità di sospensione di denosumab.

« ARTICOLO PRECEDENTE:
» PROSSIMO ARTICOLO:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *