Dialisi e Osso

Le fratture da fragilità (FF), sono comuni nei pazienti con malattia renale cronica (MRC), si verificano più precocemente
e con una maggior frequenza rispetto alla popolazione generale, comportando elevata morbilità,
mortalità e costi. Dopo quasi mezzo secolo di dialisi, ancora oggi, non sono completamente chiare le cause che
rendono tali pazienti ad alto rischio di FF. Oltre al disordine sistemico del metabolismo minerale (CKD-MBD:
Chronic Kidney Disease-related to Mineral Bone Disorders) caratterizzato da anormalità biochimiche (Ca,P,Fgf-
23, PTH,vitamina D), anomalie del turnover osseo, mineralizzazione, volume e resistenza, e calcificazioni vascolari,
nuovi fattori di rischio sono coinvolti nella genesi delle fratture. Tra questi le tossine uremiche, come
(per esempio: indossil solfato, p-cresilsofato, Advanced Glycation end products: AGE) ed il conseguente incremento
dello stress ossidativo, sembrano deteriorare preferenzialmente le proprietà materiali nella Bone Quality
(BQ),e quindi l’elasticità ossea. Tutto ciò, associato all’interessamento dell’osso corticale, renderebbe ragione
della maggior prevalenza di fratture di femore sia nella MRC che nei pazienti in dialisi. Pertanto, l’interessamento
osseo presente nella MRC meriterebbe un concetto più ampio, definito come “osteoporosi uremica”,
causata appunto dall’ambiente “uremico”. Infine studi recenti evidenziano come altri fattori di rischio, quali la
riduzione della vit. K, l’iperfosfatemia, e/o l’uso degli inibitori di pompa protonica (PPI), si associano un aumento
del rischio fratturativo. La bassa BMD è riconosciuta dalle recenti KDIGO 2017 come fattore di rischio
di frattura negli stadi G3a-G5D, ma la mancanza di consistenti studi prospettici ci limita la definizione dei fattori
di rischio associati all’evento fratturativo; inoltre gli algoritmi oggi disponibili, volti a predire la probabilità
di frattura (FRAX e DeFRA) non considerano la MRC. È bene comunque sottolineare che la BMD non è indicativa
né del BQ, né del tipo di osteodistrofia renale, quindi, la biopsia ossea rimane il gold standard sia per la
diagnosi del tipo di lesione, che per le decisioni terapeutiche.

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