Dosaggio marker ossei: CONTRO

L’osso è un tessuto metabolicamente attivo sottoposto a un continuo rimodellamento (turnover) mediante due
processi distinti, la neoformazione e il riassorbimento osseo. Tali attività sono svolte rispettivamente dagli osteoblasti
e dagli osteoclasti.
Nel corso degli anni per la valutazione del turnover osseo è stato sviluppato il dosaggio di specifici marcatori.
Si tratta di molecole dosabili nel siero e/o nelle urine e si dividono in marker di neoformazione (prodotti dagli
osteoblasti o derivati dal metabolismo del procollagene) ed in marker di riassorbimento osseo (prodotti derivati
dalla degradazione del collagene).
Un marcatore osseo ideale dovrebbe avere una specificità tissutale (ossea), essere rappresentativo di una delle
due fasi del turnover, e prevedere un metodo di dosaggio sensibile, specifico e a basso costo.
Diversi studi clinici hanno dimostrato che i marker di turnover osseo possono essere utili per stimare il rischio
di frattura anche indipendentemente dalla BMD, e monitorare la risposta e l’aderenza alla terapia.
Ma l’applicazione clinica quotidiana di tali marker nei singoli pazienti non è ancora raccomandata e richiede
la conoscenza dei loro limiti. Infatti, il loro dosaggio è caratterizzato da un’ampia variabilità analitica e soprattutto
pre-analitica. In generale, i marcatori di formazione ossea sono meno variabili dei marcatori di riassorbimento
e quelli urinari mostrano una maggiore variabilità di quelli sierici.
Le fonti di variabilità pre-analitica possono essere distinte in controllabili ed incontrollabili. Le prime comprendono
l’ora del giorno (variabilità circadiana), lo stato di digiuno e l’esercizio fisico. Le seconde invece includono
l’età, il sesso, lo stato menopausale, la gravidanza, l’allattamento, eventuali recenti fratture, malattie
concomitanti (es. diabete mellito, insufficienza renale e malattie epatiche), farmaci (es. glucocorticoidi, inibitori
dell’aromatasi) e l’allettamento.
L’ uso inappropriato dei marker del turnover osseo potrebbe portare a inutili preoccupazioni per il paziente, ulteriori
esami di laboratorio costosi e non necessari e cambiamenti inappropriati della terapia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *