Il sistema vitamina D e nuove opportunità terapeutiche nella gestione del paziente politrattato

È noto che circa un miliardo di persone al mondo presentano oggi deficit di vitamina D; di queste, gran parte è costituita
da persone anziane. La vitamina D è un ormone steroideo essenziale per la salute dello scheletro, in quanto
è indispensabile per l’assorbimento intestinale di calcio, il quale a sua volta influenza il grado di mineralizzazione
ossea. Il deficit di vitamina D rappresenta una condizione sfavorevole per il metabolismo scheletrico, come dimostrato
da modelli sperimentali e clinici di rachitismo geneticamente indotto. L’1,25(OH)2D, è il metabolita attivo
della vitamina D che esercita le sue azioni attraverso l’interazione con specifici recettori (VDR) nucleari o situati
sulla superficie cellulare. Esercita una cruciale influenza sul metabolismo calcio-fosforico, aumentando l’efficienza
dell’assorbimento intestinale di calcio, incrementando il riassorbimento tubulare renale di calcio e fosforo e interferendo
positivamente sulla attività osteoblastica ed osteoclastica. Numerose evidenze cliniche indicano che la
vitamina D può regolare la funzione del muscolo scheletrico umano. In particolare, sia nei soggetti anziani sia nei
giovani che svolgono attività sportiva la concentrazione plasmatica della 25-idrossivitamina D correla direttamente
con la forza muscolare e le prestazioni fisiche, mentre risulta inversamente associata al rischio di caduta. Similmente,
la somministrazione di vitamina D nei soggetti anziani carenti, negli atleti e nei soggetti con traumi muscolari
induce miglioramento delle prestazioni motorie, riduzione delle cadute e miorigenerazione. Infine
l’1,25(OH)2D contribuisce al controllo della proliferazione cellulare, con effetti sul sistema immunitario, sulla cute
e su numerose neoplasie. L’effetto della vitamina D sul sistema immunitario si traduce in un miglioramento dell’immunità
innata associata ad una regolamentazione dell’immunità acquisita. Studi hanno suggerito che la vitamina
D e suoi analoghi, non solo impediscono lo sviluppo di malattie autoimmuni, ma potrebbero essere utilizzati
anche nel loro trattamento. Per quanto riguarda la supplementazione tutte le linee guida disponibili raccomandano
l’utilizzo preferenziale del colecalciferolo per il trattamento dell’ipovitaminosi D. L’utilizzo di supplementazione
con Vitamina D è parte integrante di qualsiasi strategia terapeutica dell’osteoporosi. In casi particolari, come
nelle condizioni caratterizzate da alterato metabolismo epatico e renale della vitamina D, la terapia dell’ipovitaminosi
D può avvalersi dell’utilizzo del calcifediolo (25OHvitamina D), dell’1-alfacalcifediolo (1OH-vitamina D) o del
calcitriolo (1,25(OH2)vitamina D). Dati più recenti suggeriscono un possibile impiego della vitamina D nel miglioramento
della performance muscolare, nella prevenzione di cadute, fratture, malattie cardiovascolari e alcuni tipi
di neoplasia.

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