Markers di turnover osseo: PRO

I marcatori di turnover osseo vengono distinti in marcatori di neoformazione e di riassorbimento. Tra i primi,
quelli più comunemente utilizzati comprendono il propeptide N-terminale del pro-collagene di tipo I (PINP),
l’osteocalcina e l’isoenzima osseo dalla fosfatasi alcalina. Tra i secondi, il telopeptide C-terminale del collagene
di tipo I (CTX), il telopeptide N-terminale del collagene di tipo I (NTX), la deossipiridinolina e la fosfatasi acida
tartrato-resistente.
I marcatori sono considerati in modo unanime dalla comunità scientifica insostituibili in ambito di ricerca, in
quanto forniscono informazioni sul metabolismo osseo senza necessità di ricorrere ad indagini invasive. Viceversa,
l’uso nella pratica clinica è tuttora controverso. È stato proposto che il loro dosaggio sia di aiuto nella stima
del rischio di frattura e nella scelta della terapia farmacologica. L’indicazione più robusta riguarda però il monitoraggio
del soggetto in trattamento con farmaci per la prevenzione delle fratture: il dosaggio di un marcatore
durante la terapia consente di stimare la risposta delle cellule ossee al farmaco, e di inferire l’aderenza al
trattamento. Applicazioni specifiche di speciale interesse potrebbero essere il monitoraggio della vacanza terapeutica
dopo terapia protratta con bisfosfonati e, potenzialmente, della corretta prevenzione del rebound di
turnover in caso di sospensione del denosumab.
In ogni caso, l’uso dei marcatori di turnover osseo nella pratica clinica non può prescindere da alcune considerazioni
e limitazioni. Innanzitutto, occorre sempre tenere in conto la grande variabilità analitica e pre-analitica
dei dosaggi e ogni centro deve ottimizzare la tecnica del proprio laboratorio di riferimento e considerarne con
attenzione i limiti prima di avvalorarne un uso comunque specifico e mirato. Resta non raccomandabile il dosaggio
di molti marcatori contemporaneamente (si dosa un marcatore, eventualmente uno di riassorbimento +
uno di neoformazione) e non raccomandabile il dosaggio indiscriminato nelle prime fasi di diagnostica differenziale
dell’osteoporosi come esame di primo livello.

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