Terapia osteoporosi e malattie neurologiche

Numerose malattie neurologiche espongono i soggetti affetti ad un aumento del rischio di frattura, tanto è vero
che alcune di queste, come la malattia di Parkinson, le distrofie muscolari, le malattie cerebrovascolari ed altre,
sono state inserite nelle linee guida nazionali e internazionali sulla osteoporosi come fattori di rischio. Varie sono
le ragioni che determinano un aumento del rischio di frattura come, ad esempio, la ridotta mobilità, la maggiore
probabilità di cadute, le terapie croniche praticate (antiepilettici, corticosteroide, antidepressivi), la ipovitaminosi
D e l’effetto diretto del sistema nervoso centrale sul rimodellamento osseo. La relazione fra malattie
neurologiche e osteoporosi è comunque bidirezionale: i soggetti con bassa massa ossea hanno una maggiore
probabilità di incorrere in una malattia cerebrovascolare ed i pazienti con malattie neurologiche vanno frequentemente
incontro a fratture da trauma minimo. Il “goal” del nostro intervento terapeutico sarà quello di
prevenire il verificarsi dell’evento frattura nel paziente neurologico per cui le nostre azioni devono essere indirizzate
ad ottimizzare la terapia della malattia di base, prevedere un adeguato programma fisioterapico allo
scopo di migliorare la mobilità e ridurre il rischio di cadute, ottimizzare la supplementazione di vitamina D, soprattutto
nei pazienti ipovitaminosici, e garantire un adeguato apporto di calcio con la dieta. La terapia farmacologica
sarà guidata dalla stima del rischio di frattura tramite la misura della densitometria ossea a livello lombare
e femorale associata all’utilizzo dei vari algoritmi a nostra disposizione come il DEFRA o il FRA-HS. I farmaci
di prima scelta da utilizzare in prevenzione primaria sono i bisfosfonati preferibilmente per via endovenosa,
visti i frequenti problemi di disfagia lamentati da questi pazienti. In presenza di fratture osteoporotiche potranno
essere utilizzati, oltre ai bisfosfonati, il teriparatide e il denosumab, sebbene non ci siano studi clinici controllati
sul loro utilizzo nei pazienti con disabilità di origine neurologica.

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